Questa mattina un gruppo di soci AIFVS di Frosinone si è recato sulla strada regionale 666 (https://goo.gl/PE1xB9), tristemente famosa per la grande quantità di incidenti, molti mortali, ivi verificatisi (vedi il reportage fotografico, realizzato nel giug

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17 novembre 2016 / Post di Claudio MARTINO

Questa mattina un gruppo di soci AIFVS di Frosinone si è recato sulla strada regionale 666 (https://goo.gl/PE1xB9), tristemente famosa per la grande quantità di incidenti, molti mortali, ivi verificatisi (vedi il reportage fotografico, realizzato nel giugno del 2013 sempre dalla sede AIFVS di Frosinone: https://goo.gl/bOj9Dv).

Specialmente durante i weekend, molti motociclisti la percorrono a velocità sostenuta per provare i loro mezzi, mettendo a repentaglio la propria vita e quella degli altri utenti della strada.

Nel corso degli ultimi anni questa pericolosissima arteria è stata oggetto di articoli di stampa e di polemiche, sia sulla insufficiente sicurezza strutturale (fondo stradale in molti punti dissestato, caduta di pietrisco sulla carreggiata, guardrail non del tutto sicuri, eccetera), sia sulla mancanza di controllo della velocità da parte delle forze dell'ordine.

In alcuni commenti, poi, che non ho timore a defìnire ridicoli, invece delle caratteristiche dell'infrastruttura, è stato preso di mira il suo nome... il numero 666, il "numero del diavolo"... indicando, come soluzione del problema dei troppi incidenti... il cambio di nome...

Il presidio dell'AIFVS, costituito dal presidente provinciale Franco COCCO, dall'addetto stampa dell'associazione Claudio MARTINO, da Loredana MARTINO e da altri soci, è stato raggiunto da un operatore di RAI3, che ha raccolto delle interviste e registrato immagini che verranno utilizzate per una rubrica del TGR del Lazio.

Secondo l'UNSAR (l'unione delle assicurazioni rumene), le statistiche della polizia rumena mostrano un aumento di oltre l'11%, nel 2015, rispetto al 2014, del numero di incidenti stradali e di feriti gravi sulle strade della Romania.

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Secondo l'UNSAR (l'unione delle assicurazioni rumene), le statistiche della polizia rumena mostrano un aumento di oltre l'11%, nel 2015, rispetto al 2014, del numero di incidenti stradali e di feriti gravi sulle strade della Romania.

Inoltre, la Romania è l'unico paese dell'Unione europea in cui il numero delle vittime del traffico è in costante aumento nel corso degli ultimi 15 anni.

Ad esempio, nel 2000 ci sono stati 6.000 feriti, mentre nel 2014 più di 32.000 persone sono state vittime di incidenti stradali, secondo i dati presentati all'inizio di quest'anno dalla Commissione europea.

Come diretta conseguenza, dal 2007 al 2015, i risarcimenti pagati per danni collegati a lesioni e decessi sono aumentati del 2000%.

http://www.bursa.ro/unsar-plafonarea-tarifelor-rca-impune-implementarea-urgenta-a-strategiei-pentru-siguranta-rutiera-312022&s=print&sr=articol&id_articol=312022.html

Congresso di Moulins del 29.10.2016 / Resoconto de LE CONTRESENS - ASSOCIATION AVC / 05.11.2016 / Traduzione di Claudio Martino, AIFVS AUFV

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Congresso di Moulins del 29.10.2016 / Resoconto de LE CONTRESENS - ASSOCIATION AVC / 05.11.2016 / Traduzione di Claudio Martino, AIFVS AUFV
Buongiorno a voi che ci seguite con attenzione, empatia ed anche con molta speranza...
Speranza di cosa, speranza per chi? Speranza per tutti coloro che sono ancora in vita, i giovani, i meno giovani, pedoni, ciclisti, motociclisti, automobilisti, conducenti e passeggeri di bus, di autocarri, autisti di mezzi pesanti...
Questo 29 ottobre 2016 è da considerare una pietra miliare...
Miliare come le marce che molte associazioni organizzano in memoria delle vittime della strada strappate alle loro famiglie da delinquenti stradali che utilizzano la strada ma non la condividono, che "rubano la vita" e non la rispettano...
Perché questo 29 ottobre 2016 è così importante?
 
- Immaginate una o due persone motivate ed aderenti ad un'associazione (Christine ed Yves) che contattano un buon numero di responsabili di altre associazioni che si pongono al servizio delle famiglie di vittime o che s'impegnano in azioni sul campo per ottenere la sicurezza stradale...
 
- Prendete in affitto una sala nel centro della Francia (03 Moulins) e riunite tutto quel piccolo mondo proveniente dai quattro angoli del paese, così come dal Lussemburgo, dal Belgio, dall'Italia...
 
- Programmate delle videoconferenze con la Germania e l'Italia...
 
- Organizzate una distribuzione delle cinquanta persone presenti in differenti gruppi di lavoro: prevenzione, giustizia, legislazione, eccetera...
 
- Ottenete allora il primo congresso europeo delle associazioni che si occupano di sicurezza stradale.
 
Congresso europeo che propone tracce di riflessione, che costruisce ponti fra le associazioni, che crea un collegamento, che rafforza le basi della battaglia comune e che, infine, assembla le energie, mette insieme le idee per redigere una sintesi di questa riunione di lavoro che è iniziata alle nove per finire alle diciannove.
 
Il frutto di questo lavoro, sul quale hanno riferito quello stesso giorno diversi organi d'informazione, è finalizzato a portare avanti, con decisione e forza, delle soluzioni, ad intensificare gli interventi e le azioni per la sicurezza stradale, presso differenti pubblici, "tutti responsabili, tutti toccati, tutti coinvolti".
 
Lo sappiamo "Tutti", i veicoli a motore possono diventare delle armi spaventose quando sono condotti troppo velocemente, da irresponsabili che parlano al telefono o sono sotto l'effetto dell'alcol, di stupefacenti, di farmaci...
Una federazione di queste associazioni e di quelle che vorranno unirsi, magari già domani...
 
Sappiate infine che le persone da noi incontrate hanno, come ognuno di noi, due facce: quella di genitori piegati dal dolore per l'assenza di un figlio scomparso, ma anche quella di genitori che si rifiutano di ammettere una qualsiasi fatalità e che, come centurioni, si battono contro la violenza stradale.
 
Tutto ciò deve stare insieme senza odio, senza vendetta, ma con forza, saggezza, efficacia e lucidità...
Una filosofia ed un'attitudine non sempre facili da ottenere secondo la propria storia vissuta.
Ma un'altra avventura umana è in marcia... Con voi.
Grazie a "Tutti".

 

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Bonjour à vous qui nous suivez avec attention, empathie et beaucoup d’espoir aussi…

Espoir pour quoi, espoir pour qui ? Espoir pour tous ceux qui sont encore en vie, les jeunes, les moins jeunes, piétons, cyclistes, motards, automobilistes, conducteurs et passagers de bus, d’autocars, chauffeurs de poids lourds…
Ce 29 Octobre 2016 est à marquer d’une pierre blanche… Blanche comme les marches que beaucoup d’associations organisent en mémoire des victimes de la route arrachées à leurs famille par les délinquants routiers qui prennent la route mais ne la partagent pas, qui « fauchent la vie » et ne la respectent pas…

Pourquoi ce 29 Octobre 2016 est il si important ?
- Vous imaginez une ou deux personnes motivées et adhérentes à une association (Christine et Yves) qui contactent un bon nombre de responsables d’autres associations qui œuvrent au profit des familles de victimes ou qui s’investissent dans des actions de terrain en faveur de la sécurité routière…
- Vous louez une salle dans le centre de la France (03 Moulins) et vous rassemblez tout ce petit monde issu des 4 coins du pays ainsi que du Luxembourg, de Belgique, d’Italie…
- Vous prévoyez des vidéos conférences avec l’Allemagne et l’Italie…
- Vous organisez une répartition des 50 personnes présentes dans différents ateliers : prévention, justice, législation etc…
- Vous obtenez alors le premier congrès Européen des associations de sécurité routière.
Congrès Européen qui propose des pistes de réflexion, qui lance des ponts entre les associations, qui crée du lien, qui renforce les bases du combat commun et qui, enfin, fédère les énergies, rassemble les idées pour rédiger une synthèse de cette réunion de travail qui a débuté à 9h et qui s’est terminé vers 19h.

Le fruit de ce travail, relayé ce même jour par divers médias, est destiné à porter haut et fort des solutions, à intensifier les interventions et actions de Sécurité Routière, auprès des différents publics, « tous responsables, tous touchés, tous concernés ».
Nous le savons « Tous » les véhicules à moteur peuvent devenir des armes redoutables lorsqu’ils son pilotés trop vite, par des irresponsables en communication téléphonique ou sous l’emprise d’alcool, de stupéfiants, de médicaments…
Une fédération de ces associations et de celles à venir, demain pourquoi pas…

Sachez enfin, que les personnes que nous avons rencontré ont, tout comme nous, deux visages : celui de parents tordus de douleur face à l’absence d’un enfant disparu mais aussi celui de parents qui refusent d’admettre une quelconque fatalité et qui, tels des centurions, se battent contre la violence routière.

Tout cela doit se conjuguer sans haine, sans vengeance, mais avec force, sagesse, efficacité et lucidité…
Une philosophie et une attitude pas toujours facile à atteindre selon sa propre histoire vécue.
Mais une autre aventure humaine est en marche… Avec vous. 
Merci à « Tous ».

SOURCE: https://goo.gl/pzfqXA

Italie / Condamnation d'Ilir Beti / À contresens sur l'autoroute il tua 4 gars français, la peine est définitive: dix-huit ans / LA STAMPA du 03.11.2016 / Traduction de Claudio Martino, AIFVS AUFV

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Italie / Condamnation d'Ilir Beti / À contresens sur l'autoroute il tua 4 gars français, la peine est définitive: dix-huit ans / LA STAMPA du 03.11.2016 / Traduction de Claudio Martino, AIFVS AUFV
 
C'est fini. Et elle est définitive la condamnation d'Ilir Beti, l'entrepreneur albanais de 38 ans qui, dans une nuit de folie tyrannique, utilisa le volant de son SUV comme celui d'une playstation, mais avec la même efficacité de la télécommande avec laquelle on actionne le déclencheur d'une bombe.
 
Et il a fait quatre morts (Raymond Julien Jean, Vincent Lorin, Audrey Reynard et Elsa Desliens) et un blessé (Laurent Boette,
survécu dans le physique, éprouvé à jamais dans l'âme): garçons français qui, le 13 Août 2011, à bord d'un Opel Astra, passaient pour l'Italie pour rejoindre la Slovénie, où passer les vacances.
 
Ilir Beti, au contraire, n'était pas loin de sa maison. Et, à bord du Q7, il n'étair pas seul, même si l'amie de cette soirée n'était plus en mesure de lui tenir compagnie, ivre, endormie et recroquevillée sur le siège arrière.
 
Si elle avait été sobre, peut-être elle aurait aussi discuté avec Beti, parce qu'un sac avait été oublié et ils avaient dû revenir le chercher dans une boîte de nuit où les deux avaient passé les heures, à boire, à fumer, à rire, à perdre le sens du temps.
 
"Ivre d'alcool et de sommeil", a déclaré l'avocat Mario Boccassi, défenseur de Beti: l'albanais depuis longtemps alexandrin fut accusé d'homicide volontaire et de conduite en état d'ivresse.
 
L'avocat a dénié le dol et il a insisté sur la thèse de «faute grave»: précisément parce que, "ivre de sommeil et d'alcool", selon lui, l'entrepreneur n'était pas conscient de conduire et de prendre l'autoroute dans la mauvaise direction, en voyageant «comme un train, à 150 km par heure», a souligné le procureur Riccardo Ghio qui a soutenu les charges en première instance.
 
Les familles des garçons tués, déchirées par la douleur et la colère, se sont mobilisées et elles ont impliqué les autorités françaises, en revendiquant sévérité pour l'automobiliste qui avait accompli ce massacre sur l'A26, dans le tronçon de Rocca Grimalda.
 
Elles ont assisté aussi aux audiences, en exposant, à l'extérieur du palais de justice, d'abord à Alexandrie et, après, en appel, à Turin, des banderoles avec de grandes photos de leurs enfants, beaux, souriants et amoureux, qui n'ont pu pas échapper à la folie, à 5 heures, 6 minutes et 48 secondes du 13 Août de 2011.
 
En première instance, Beti a été condamné par le GUP Enrica Bertolotto à 21 ans et 4 mois (le procureur avait demandé 21 ans et 6 mois). En appel, la peine a été confirmée; La Cour suprême (Cassazione), par contre, a renvoyé l'affaire à la Cour d'appel, en ne partageant pas les raisons juridiques à l'appui de la nature volontaire de l'homicide.
 
La Cour d'appel a rouvert l'affaire, l'a ré-examiné et a confirmé le dol, même si elle a réduit la peine à 18 ans de prison. Mais, en Mars dernier, l'accusé a pu quitter la prison, où il a été à partir de Août 2012. Pendant quelques mois, il est retourné à la maison, en résidence surveillée.
 
Pendant ce temps, l'affaire a été renvoyée devant la Cour suprême (avec la défense de Mario Boccassi et Franco Coppi): la Cour suprême, cette fois, a partagé et confirmé les 18 ans de prison pour homicide volontaire.
 
Elles ne restent d'autres voies à suivre. Donc, Ilir Beti est retourné à la cellule. Pendant un certain temps, il ne sera plus le directeur de l'entreprise de construction que son père, immigré en Italie, avait fondée. Mais, en prison, il a commencé à étudier, dans "sa branche", pour obtenire le diplôme de géomètre.
 
SOURCE:
 

VIDEO / Some European associations of road victims meet up in Moulins (France) / FRANCE3 By Valentin Pasquier Published 29.10.2016 / Translation by Claudio Martino, AIFVS AUFV

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VIDEO / Some European associations of road victims meet up in Moulins (France) / FRANCE3 By Valentin Pasquier Published 29.10.2016 / Translation by Claudio Martino, AIFVS AUFV

 

The first European conference of associations defending road accident victims was held in Moulins (France). Nineteen associations gathered to talk about their experiences of bereavement, but mainly to act together at the legal level
 
FRANCE3 By Valentin Pasquier Published on 29.10.2016 at 19:48
 
The French roads have killed 335 people in September 2016, that is 30% more than the previous month. But behind these figures there are people, families.
 
At the European Congress of road victims in Moulins (France), all participants experienced a tragedy. Often the loss of a child. During this first edition, nineteen French, Belgian and Italian associations came together to exchange their experiences.
 
"Each association did extraordinary things, but there was a lack of communication between them", said Christine Jans, organizer of the congress. "The goal, today, is just to see who does, where, how, and to study what we can do to join our forces."
 
The day is structured around workshops. Here, the talking is about road safety but also legal assistance and compensation for victims. This conference is primarily used to exchange ideas but above all to come together in order to be heard.
 
"In Belgium, we are not listened to, in France apparently it's the same", Santo Abbate regrets, a member of a Belgian association. "It's necessary to prepare a bill in common, which could put pressure to achieve something concrete in Europe, as in our respective countries there is nothing."
The associations call for a more severe repression, especially for road fatalities.
 
A HARDER REPRESSION FOR HIT-AND-RUN DRIVERS
 
"In Italy, five months ago, the penalties have become heavier", transalpine Claudio Martino observes. "My French and Belgian friends are interested in what has happened in that country."
 
Among the lines of work of the European Convention, the increase of penalties for fatalities' responsible occupies a prominent place. The associations' hope is that they are prosecuted for voluntary manslaughter, a crime punished by 30 years imprisonment. Today, hit-and-run drivers face up to five years in prison only.