Intervista ad Alberto PALLOTTI, presidente nazionale dell'AIFVS-onlus / Vittime della strada: “La legge c’è, ora temiamo le strumentalizzazioni." / di Giuseppe PICCIANO / 6 luglio 2016

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Intervista ad Alberto PALLOTTI, presidente nazionale dell'AIFVS-onlus / Vittime della strada: “La legge c’è, ora temiamo le strumentalizzazioni." / di Giuseppe PICCIANO / 6 luglio 2016

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“Otto anni per una birra? Detta così è vera disinformazione”.

Alberto PALLOTTI, presidente nazionale dell’Associazione italiana familiari e vittime della strada onlus (AIFVS), critica duramente la lettura che alcuni mass media danno del reato di omicidio stradale.
“Come al solito si tende a salvaguardare la posizione dell’investitore e non di chi ha perso in modo assurdo la vita sull’asfalto.
Nel caso specifico, avvenuto di recente in Sicilia – aggiunge Pallotti – un ragazzo aveva bevuto una birra e si era messo alla guida, nel corso di un incidente era morto un passeggero a bordo. Sarà stata solo una birra, come ha strumentalmente sottolineato il giornale, ma è costata la vita ad un ragazzo innocente”.

Qual è il suo timore, presidente Pallotti?

La legge sull’omicidio stradale, approvata nel marzo scorso dopo anni di battaglie, di lutti e di lacrime, dà fastidio a troppe persone per cui temo che le lobby colpite da questa legge comincino ad organizzarsi, anche con la disinformazione. Riaffermo un concetto sacrosanto: chi è alla guida ed uccide deve pagare.

Come hanno reagito le categorie professionali coinvolte dalla legge?

Le Camere penali organizzano convegni in continuazione per confrontarsi sulle nuove procedure ed io, quando posso, partecipo ai loro lavori per portare la nostra posizione.
Ripeto loro che non vogliamo annullare l’esistenza di chi commette un omicidio stradale, ma chiediamo semplicemente giustizia.
Periodicamente incontro i rappresentanti dei camionisti, per esempio, terrorizzati dal cosiddetto ergastolo della patente: d’accordo, ma devono sapere che una manovra azzardata è giusto che costi loro una sanzione se provoca una morte.
Quindi accettino la scatola nera, le telecamere a bordo e tutti gli strumenti di garanzia, per loro e gli altri.
Inoltre va innalzata la difficoltà e la qualità degli esami, non è mica detto che tutti siano in grado di conseguire la patente. Fortunatamente le cose stanno cambiando.

In che senso?

Entro il 2017 saranno celebrati i primi veri processi per il reato di omicidio stradale, le procure indagheranno ed i responsabili saranno giudicati in un’aula di tribunale.
Prima le vicende si chiudevano nel 99% dei casi con dei patteggiamenti.
Adesso, come ha spiegato il pm di Vicenza Hans Blattner (http://goo.gl/fJuy6F),
ogni tribunale dovrà necessariamente dotarsi di sezioni speciali.

E di questo, le lobby che hanno avversato la legge dovranno finalmente tenerne conto.

FONTE: http://goo.gl/oii1ae