CASSAZIONE CIVILE / ordinanza 22801, sezione Terza del 29-09-2017 La funzione della predisposizione della barriera laterale è quella di diminuire la  pericolosità del tratto stradale ove essa è collocata: questa funzione si esplica delimitandone prima di

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CASSAZIONE CIVILE / ordinanza 22801, sezione Terza del 29-09-2017

La funzione della predisposizione della barriera laterale è quella di diminuire la  pericolosità del tratto stradale ove essa è collocata: questa funzione si esplica delimitandone prima di tutto visivamente il bordo, offrendo una resistenza all'eventuale impatto dei veicoli ed offrendo anche una protezione ai corpi dei malcapitati utenti della strada che, siano essi pedoni, ciclisti, motociclisti o automobilisti, si trovino per i più svariati accadimenti ad essere proiettati verso un bordo strada al di là del quale c'è il vuoto o una scarpata, proteggendoli dalle più gravi conseguenze di una caduta. Quindi, in generale nella funzione  protettiva delle barriere laterali è compresa anche quella di diminuire il rischio che un corpo umano possa venire sbalzato nel vuoto. A ciò si aggiunga che l'ente territoriale che predispone una barriera laterale, allo scopo di diminuire la pericolosità di quel tratto di strada, è poi tenuto alla sua manutenzione sia perché essa possa continuare ad assolvere efficacemente alla sua funzione, alla quale altrimenti verrebbe meno se a causa degli urti o dell'incuria fosse interrotto o scivolasse ad una altezza insufficiente a contenere efficacemente un eventuale impatto, sia perché essa non diventi, in sé, un elemento potenzialmente pericoloso per gli utenti della strada, ove sia interrotta o esposta dal lato tagliente. L'impatto o anche il contatto della barriera laterale con il corpo delle persone non è infatti circostanza assolutamente imprevedibile, ma anzi è una circostanza del tutto prevedibile ed i cui effetti la barriera ha proprio la funzione di contenere. L'amministrazione che, pur avendo collocato una barriera laterale di contenimento non curi di verificare che la stessa, per il passaggio del tempo o per l'azione degli agenti naturali o anche per l'impatto con veicoli, non abbia assunto una conformazione o non presenti delle asperità tali da costituire un pericolo per gli utenti della strada, ed ometta di intervenire con adeguati interventi manutentivi al fine di ripristinarne le condizioni di sicurezza, viola non solo le norme specifiche che le impongono di collocare barriere stradali volte al contenimento dei veicoli che rispettino determinati standard di sicurezza.

CASSAZIONE / ordinanza 22811, sezione Terza Civile del 29-09-2017 Per l’incidente stradale non opera il concorso di colpa e il risarcimento resta interamente a carico dell’automobilista che ha investito l’altro qualora non ci siano rilievi sufficienti per

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CASSAZIONE / ordinanza 22811, sezione Terza Civile del 29-09-2017

Per l’incidente stradale non opera il concorso di colpa e il risarcimento resta interamente a carico dell’automobilista che ha investito l’altro qualora non ci siano rilievi sufficienti per accertare violazioni da parte del danneggiato. Si applicheranno dunque i criteri dell’articolo 2043 del codice civile e non del 2054.

Cass. 11946/2013 - Insidia stradale: nesso di causalità. L'insidia stradale non è un concetto giuridico, ma un mero stato di fatto che, per la sua oggettiva invisibilità e per la sua conseguente imprevedibilità, integra una situazione di pericolo occulto.

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Cass. 11946/2013 - Insidia stradale: nesso di causalità. L'insidia stradale non è un concetto giuridico, ma un mero stato di fatto che, per la sua oggettiva invisibilità e per la sua conseguente imprevedibilità, integra una situazione di pericolo occulto. Tale situazione, pur assumendo grande importanza probatoria in quanto può essere considerata dal giudice idonea a integrare una presunzione di sussistenza del nesso eziologico con il sinistro e della colpa del soggetto tenuto a vigilare sulla sicurezza del luogo, non esime il giudice dall'accertare in concreto la sussistenza di tutti gli elementi previsti dall'art. 2043 c.c.. Pertanto, la concreta possibilità per l'utente danneggiato di percepire o prevedere con l'ordinaria diligenza l'anomalia, vale ad escludere la configurabilità dell'insidia e della conseguente responsabilità della P.A. per difetto di manutenzione della strada pubblica. Sulla base di tale principio la Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, ha ritenuto che il danno subito dal ciclista (ruota incastrata in una grata) - tenuto conto che l'incidente si è verificato nel mese di agosto, di mattina e quindi in condizioni di luce molto favorevoli - sia imputabile al comportamento colposo dello stesso che, con l'ordinaria diligenza, avrebbe potuto evitare l'incidente o quantomeno rendere meno dannoso l'impatto (Cass. III sez. Civile, sentenza 16.05.2013, n.11946).

http://www.avvocatiottaviano.it/home/index.php?option=com_content&view=article&id=1228&Itemid=101

 

Sentenza di rilevante interesse nazionale del 30/04/2013

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Il caso riguarda un nostro associato, Piazza Gaetano, di Mantova, vittima di un grave incidente stradale, in coma dal 2008.
È  stato seguito con successo dal nostro legale Giuseppe Incardona, di Palermo.
Si riporta la sentenza per essere di aiuto in casi analoghi.

 

Giuseppa Cassaniti Mastrojeni

Sentenza

Comunicazione dell’avv. Incardona

Carissimi
data la rilevanza della notizia, invero di interesse nazionale, mi permetto di attenzionarvi  sinteticamente, un mio successo professionale in favore di un nostro associato Piazza Gaetano, di Mantova, vittima di un grave incidente stradale ed in coma dal 2008.

Credo che la sentenza, pur riguardando le staminali, rappresenti un forte puno di interesse anche per i nostri  associati che chiedono, invano, di essere sottoposti a tali cure sicchè proporrei di pubblicare nel nostro sito il testo integrale della sentenza, ad uso delle vittime, familiari di vittime, associati e ns avvocati che vorranno utilizzarne la motivazione per ottenere il medesimo risultato.

Sintenticamente, spiego meglio:  vicenda delle cellule staminali e sul contrasto in essere tra il Ministero della Salute e Stamina Foundation che coadiuvava l'Ospedale di Brescia nel praticare le cure ai pazienti.
L'AIFA ( associazione Nazioanale sul Farmaco) aveva posto il veto impedendo agli ospedali di trattare ( sostanzialmente) con Stamina spingendo il Ministero a discriminare chi aveva già iniziato la cura da chi doveva ancora iniziarla nonché operando un distinguo in base all'età. 
 
 Il nostro associato,  adulto,  vive a Mantova dove lavorava come cuoco proprio l'Ospedale locale; a causa di un incidente auto, nel 2008 entrava in coma lasciando 3 bambini; da allora viene accudito in casa dalla moglie ed è in stato di semicoscienza.
 
- Occupandomi di vittimologia complessa, proprongo un ricorso ex art. 700 cpc che significa in 7 giorni circa, causa e sentenza.
- La sentenza è allegata è rilevante sull'intero territorio nazionale poiché costituisce l'unico precedente in cui un giudice disapplica un divieto imposto dal'AIFA ( case farmaceutiche)  ad un Ospedale ( Brescia) di lavorare con Stamina Foundation.autorizzando in via d'urgenza ( art. 700 c.p.c.) le cure con Stamina presso Ospedale di Brescia.

Sentenza per l'uccisione di Giovanni Rampinelli

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Con riferimento al procedimento penale per l'uccisione di Giovanni Rampinelli, conclusosi lo scorso 9 dicembre 2009, verbale d'udienza, nonché copia integrale della sentenza inviatoci dall'avv. Francesco Fiocchi, legale convenzionato AIFVS per la provincia di Pavia.
Carlo Riefoli, 43 anni, di Vigevano, già colpevole in passato per l'investimento e l'uccisione di un pedone, è stato condannato oggi, dal Giudice Maria Carla Rossi del Tribunale Penale di Vigevano, Sezione distaccata di Abbiategrasso, alla pena giusta e significativa richiesta dall'AIFVS, insieme ai parenti superstiti di Giovanni Rampinelli, ciclista travolto e abbandonato a morire sul ciglio della strada il 23 agosto 2005.
Nel decidere, il Giudice - dimostrandosi sensibile alle istanze delle parti civili costituite e al generale bisogno di maggiore severità nei confronti dei "pirati" recidivi – ha ritenuto di andare addirittura oltre la richiesta di 3 anni e 9 mesi, formulata in udienza dal Pm Rosa Muscio.

Sentenza