Alle 18 del 21 aprile 2015 il termine per la presentazione degli emendamenti / La Commissione Giustizia del Senato adotta un testo unificato per la discussione dell'”omicidio stradale” / di Claudio Martino ( AIFVS )

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Senatore Giuseppe Luigi Salvatore CUCCA (PD), relatore presso la Commissione Giustizia

Alle 18 del 21 aprile 2015 il termine per la presentazione degli emendamenti / La Commissione Giustizia del Senato adotta un testo unificato per la discussione dell’”omicidio stradale” / di Claudio Martino ( AIFVS )

Innanzi tutto sgombriamo il campo da una piccola-grande imprecisione:
la Commissione Giustizia del Senato, nella sua seduta del 24 marzo 2015 (http://goo.gl/DavtR4), NON HA APPROVATO L’”OMICIDIO STRADALE”,
ma ha semplicemente deciso di assumere, come testo base della discussione, “il testo unificato proposto dal relatore” (http://goo.gl/GL5itx),
fissando “il termine per la presentazione degli emendamenti a martedì 21 aprile, alle ore 18.”

Oltretutto, il testo è in discussione in sede referente e quindi,
una volta approvato dalla Commissione,
dovrà passare nell’aula plenaria del Senato,
dove potrà essere modificato rispetto al testo licenziato dalla Commissione.

Se poi non si inventano qualcosa, tipo decreto-legge
(che, a mio modestissimo avviso, non passerebbe molto facilmente il vaglio della firma del Presidente della Repubblica e della Corte Costituzionale, per mancanza dei presupposti della necessità ed urgenza),
il provvedimento passerà all’altro ramo del Parlamento, dove avrà, probabilmente, con l’assegnazione in sede referente, un iter e tempi analoghi a quelli del Senato.

Certo, se ci fosse l’accordo unanime di tutti i parlamentari, tutti questi passaggi verrebbero superati nel giro di pochi giorni, ma non è così:
è sufficiente leggere i resoconti parlamentari per rendersi conto di quante e quali resistenze ci sono all’approvazione dell’”omicidio stradale”…

Ma veniamo al testo unificato.

Esso prevede:

– per chi guida “in stato di ebbrezza alcolica o di alterazione psico-fisica” e “cagiona per colpa la morte di una persona”, “la reclusione da otto a dodici anni”;

– per chi procede “ad una velocità pari al doppio di quella consentita” e cagiona “per colpa la morte di una persona”, “la reclusione da sei a nove anni”;

– “la stessa pena” (cioè “reclusione da sei a nove anni”), per chi “si dà alla fuga, rendendosi irreperibile, dopo aver cagionato per colpa un sinistro stradale”;

– un massimo di “anni diciotto” per chi “cagioni la morte di più persone”.

È innegabile che il relatore Salvatore CUCCA (http://goo.gl/FUdyCa) e tutta la Commissione non hanno potuto ignorare le recenti pressioni delle associazioni di vittime della strada e dell’opinione pubblica.

Il testo base preannunciato da Cucca nella seduta del 2 dicembre 2014 (http://goo.gl/To7eFG) prevedeva, infatti, pene notevolmente più basse – specialmente nel minimo, che è quello che effettivamente conta – rispetto a quelle previste nell’attuale testo unificato.

Esse erano:
– “da 5 a 12 anni”, per la guida in stato di alterazione fisica, a fronte dell’attuale “da otto a dodici anni”;
– “da 4 a 8 anni”, per l’eccesso di velocità, a fronte dell’attuale “da sei a nove anni”.

Ciò dimostra, a mio avviso, che le associazioni e l’opinione pubblica sensibile ai temi della sicurezza stradale non debbono allentare la vigilanza.

E bene fanno quanti (tra questi Marina Fontana, promotrice dei raduni del 24 marzo) hanno chiamato alla mobilitazione per il 21 aprile prossimo, termine ultimo per la presentazione di emendamenti al testo unificato.

NON FACCIAMOCI ILLUSIONI!

I politici, come qualsiasi essere umano, sono sensibili ai temi della vita e della sicurezza stradale, ma sono anche – qualche maligno direbbe: “e soprattutto” – sensibili agli umori degli elettori.

Solo facendo percepire chiaramente che il non mantenere le promesse (nel nostro caso, quella fatta, in più occasioni, dal premier Renzi, di introduzione dell’”omicidio stradale”) comporta un prezzo elettorale da pagare,
si può ottenere che tali promesse vengano mantenute e – possibilmente – non con tempi “biblici”.

Claudio Martino

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